
Mentre l’OMS, in seguito all’analisi di numerose pubblicazioni scientifiche mostra ancora forti dubbi sui tamponi, affermando che “Il rilevamento dell’RNA virale non significa necessariamente che una persona sia infettiva e in grado di trasmettere il virus a un’altra persona”, dobbiamo necessariamente ricordare che il nuovo coronavirus è stato trovato nelle acque reflue di Torino e Milano a dicembre 2019, ed addirittura di Barcellona nel lontano marzo 2019.
ll documento dell’OMS é un aggiornamento al briefing scientifico pubblicato il 29 marzo 2020 dal titolo “Modalità di trasmissione delle cause virali COVID-19: implicazioni per le raccomandazioni di precauzione per la prevenzione e il controllo delle infezioni (IPC)” ed é di fondamentale importanza perché include nuove informazioni scientifiche e prove disponibili sulla trasmissione del SARS-CoV-2.
Dunque nel breafing del 9 luglio 2020 l’OMS fa questa domanda, e la mette per iscritto: “Quando le persone infettate da SARS-CoV-2 infettano gli altri?”.

L’ente in 3 passaggi fondamentali fa luce sul discorso ‘tamponi’, infatti in una delle parti del testo che riassume numerosi studi al riguardo, troviamo ciò che riguarda i tamponi e la loro validità: “Il rilevamento dell’RNA mediante saggi basati sulla reazione a catena della polimerasi a trascrizione inversa (RT-PCR) NON È NECESSARIAMENTE INDICATIVO di virus competente per la replicazione e l’infezione che potrebbe essere trasmissibile e in grado di causare l’infezione”.
E ancora: “Il rilevamento dell’RNA virale non significa necessariamente che una persona sia infettiva e in grado di trasmettere il virus a un’altra persona. Studi sul’utilizzo di colture virali di campioni di pazienti per valutare la presenza di SARS-CoV-2 infettiva sono attualmente limitati”.
In un altro passaggio dello stesso paragrafo l’OMS dice che “sono necessari ulteriori studi per determinare la durata della diffusione del virus vitale tra i pazienti infetti“.
