‘Il test PCR non è adatto per la diagnosi”ecco cosa emerge dalla sentenza di Vienna.

Mutatis mutandis dice, che un test PCR non è adatto per la diagnosi e quindi non dice nulla da solo sulla malattia o l’infezione di una persona”

Il 24 marzo 2021 é uscita una sentenza importantissima del Tribunale amministrativo di Vienna che ridefinisce la condizione di ‘caso’ per determinare i contagiati ed avallare le misure restrittive imposte alla popolazione.

Inoltre si é ritenuto che la definizione della malattia non fosse corretta e che il test PCR per la diagnosi del Covid-19 non é più idoneo.

Il Tribunale specifica che il Ministero della Salute definiva ‘caso Covid-19’:

  1. qualsiasi persona con evidenza di acido nucleico specifico per SARS-CoV-2 (test PCR, nota), indipendentemente dalla manifestazione clinica;
  2. qualsiasi persona con evidenza di antigene specifico per SARS-CoV che soddisfi i criteri clinici;
  3. qualsiasi persona con evidenza di antigene specifico per SARS-CoV che soddisfi i criteri epidemiologici.

“Quindi – scrive il Tribunale – nessuno dei tre ‘casi confermati’ definiti dal Ministro della Salute soddisfa i requisiti di concetto utilizzato dall’OMS per definire una ‘persona malata/infetta’. L’OMS si rifiuta di fare affidamento esclusivamente sul test PCR”.

Ed ancora, il giudice interviene sulle terminologie utilizzate, si scrive infatti nella sentenza che “il servizio sanitario della città di Vienna utilizza le parole ‘numero di casi’, ‘risultati dei test’, ‘eventi del caso’ e ‘numero di infezioni’. Questa confusione di termini non rende giustizia a una valutazione scientifica della situazione della malattia”.

Ma andiamo avanti, perché il Tribunale amministrativo di Vienna chiude il capitolo indicando proprio il premio Nobel Kary Banks Mullis: “In assenza di informazioni, non è comprensibile se i dati su cui si basa questa raccomandazione includano solo quelle persone che sono state esaminate secondo le linee guida dell’OMS per l’interpretazione dei test PCR del 20 gennaio 2021. Nello specifico, non viene mostrato quale valore CT aveva un risultato del test, se una persona testata senza sintomi è stata nuovamente testata e quindi esaminata clinicamente.  un test PCR non è adatto per la diagnosi e quindi non dice nulla da solo sulla malattia o l’infezione di una persona“.

Quindi il Tribunale conferma che “non viene mostrato quale valore CT (cicli di amplificazione della PCR, ciclo di soglia) avesse un risultato del test”. Mentre un altro punto fermo viene messo per una cosa che neppure in Italia é chiara, e cioé “se una persona testata senza sintomi è stata nuovamente testata e quindi esaminata clinicamente”. Inoltre sancisce il diritto fondamentale alla libertà di riunione.

Riportando poi uno studio scientifico si afferma che “con valori CT superiori a 24, nessun virus in grado di replicarsi può essere rilevato e un test PCR non è adatto per la determinazione l’infettività”.

Dunque oltre a puntualizzare che “se una persona è malata o sana deve essere determinata da un medico”, si afferma che la Commissione Corona avrebbe dovuto basare la definizione di caso del Ministro della Salute e non quella dell’OMS; quindi qualsiasi determinazione dei numeri per ‘malato / infetto’ è sbagliata“.

Il tribunale viennese arriva a concludere che “il forte aumento del numero di casi sia dovuto non da ultimo al forte aumento dei test“.

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DALLA PARTE GIUSTA

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