Le forze di polizia che utilizziamo sono un numero elevato: nel periodo natalizio ci saranno 70mila unità addetti a questo tipo di controllo ma con grande senso di equilibrio dal momento che sono aperti i negozi anche per salvaguardare un certo tipo di economia». Lo ha detto la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, a Sky TG24 Live In Courmayeur.
Alla domanda se saranno rafforzati i controlli alle frontiere?
il Ministro sottolinea come «saranno certamente da presidiare con controlli più incisivi, per evitare che si diffonda la pandemia. MA A NOI NON RISULTANO .
Abbiamo vissuto l’esperienza di questa estate e dobbiamo evitare che ci sia una terza ondata», ha concluso. «I controlli natalizi?
Ci saranno circa 70 mila forze dell’ordine addette a questi controlli ma non ci potrà essere una militarizzazione delle città, che andrebbe in controtendenza con l’apertura delle attività e lo shopping consentito , ha ribadito il Ministro dell’Interno . IO MI CHIEDO SE SI RENDE CONTO DI QUEL CHE DICE .
Sarà certamente un Natale particolare, di sacrifici, dovremmo allontanarci dalle nostre tradizioni.
Ma sarà necessario perché ci consentirà di affrontare l’anno nuovo in maggiore sicurezza».
LAMORGESE TUBIL NUOVO ANNO NON SO QUANTO TI POTRAI RITENERE IN SICUREZZA .
Ogni tanto viene da chiedersi cosa stiano diventando i partiti , ma in particolare quelli del governo.
Se al momento di votare in parlamento la riforma del MES , una riforma che tanto voleva IL MINISTRO ROBERTO GUALTIERI a tal punto che ci ha messo la faccia con la comunità EUROPEA .
Ecco che si spaccano in fazioni i grillini almeno 50 parlamentari da indiscrezioni si oppongono a tale scelta il GOVERNO ORA SI TRABALLA .
Ecco con quale metodologia le Asl confezionano il conteggio quotidiano dei morti. Come approcciare quei dati nel modo giusto, senza allarmarsi.
Sono sempre di più i decessi che finiscono nei bollettini quotidiani del coronavirus ma la cui causa di morte, in realtà, non è il coronavirus.
Per capirci di più abbiamo interpellato l’Asl Toscana Nord Ovest e, in particolare, la direttrice di zona delle Apuane, Monica Guglielmi, la quale ci ha spiegato molto chiaramente che «nel bollettino vengono inseriti tutti i positivi al tampone e precisiamo sempre che i dati debbono essere validati dall’Istituto Superiore di Sanità».
Detto in altri termini, se una persona finisce in un elenco “covid” perché trovata positiva attraverso il tampone – sintomatica o asintomatica che sia – e perde la vita anche per cause lontanissime dal covid – come un infarto o per malattie pregresse come il cancro – questo decesso rientra all’interno del bollettino covid.
«Si tratta di disposizioni nazionali a cui tutte le Asl si sono adeguate» specifica Sirio Del Grande, dell’ufficio stampa dell’Asl Tno. «Per ogni decesso poi – aggiunge – sarà poi l’Iss a confermare se, effettivamente, la causa della morte è stata o no il virus Sars-Cov2».
Spesso – per non dire sempre – in questo triste periodo abbiamo visto titoli di giornali del tipo «il covid fa un’altra vittima…».
A questo proposito dobbiamo aggiungere un dato per certi versi clamoroso, se pensiamo che la fattispecie descritta sopra non è un’eccezione, bensì la regola.
Secondo quanto ci ha comunicato una fonte sanitaria che ogni giorno ha a che fare con questi dati, l’80% (ottanta per cento) dei decessi che oggi finiscono nel bollettino covid non sono morti a causa del coronavirus. Quindi solo il 20% dei decessi che ogni giorno vengono inseriti nel bollettino sarebbero causati dal virus.
Qualcuno, giustamente, alla luce di questi dati penserà che sia una cosa assurda.
Legittimo e comprensibile. Io per primo ho denunciato speranza e COMPANY.
L’importante è conoscere con quale metodologia vengono realizzati i bollettini quotidiani e di conseguenza approcciare quei dati nel modo giusto. Senza allarmarsi. Senza allarmismi
Cosa prevede il nuovo Dpcm sui viaggi e gli spostamenti in Italia e all’estero dal 4 dicembre? Ecco chi potrà partire per Natale e Capodanno e in quali casi sarà consentito spostarsi senza restrizioni: le cose utili da sapere.
Si potrà partire a Natale anche se viaggi e spostamenti saranno sottoposti a misure restrittive durante le festività natalizie.
Sì, ma fate ben attenzione alle regole previste, perché la linea decisa dal Governo è durissima.
Dal 4 dicembre, data in cui entra in vigore il nuovo Dpcm, sarà infatti possibile spostarsi liberamente e senza autocertificazione solo tra regioni gialle poi dal 21 dicembre anche per queste scatteranno delle pesanti restrizioni.
Per quanto riguarda i viaggi internazionali, si allunga (e anche di molto) la lista dei Paesi per i quali è previsto l’obbligo di tampone all’ingresso in Italia. Chi rientra dall’estero dopo il 20 dicembre dovrà stare in quarantena per 10 giorni.
Ecco le informazioni utili e gli ultimi aggiornamenti per chi a Natale dovrebbe spostarsi in un’altra regione, in un altro Paese o tornare in Italia dall’estero per trascorrere le vacanze con i propri cari.
A Natale si potrà partire?
Con il Decreto-legge 2 dicembre 2020 n. 158, “Disposizioni urgenti per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del virus COVID-19” pubblicato in GU il 3 dicembre, impone il divieto a tutti gli spostamenti in altre regioni dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021.
Si potrà raggiungere la regione in cui si ha il domicilio, l’abitazione o la residenza, così come previsto dai precedenti decreti.
E chi deve partire per andare all’estero?
Le regole sui viaggi internazioni saranno contenute nel DPCM che Conte firmerà entro stasera.
Stando alle anticipazioni, è prevista la quarantena di 10 giorni obbligatoria al rientro dal 21 dicembre, e tampone negativo richiesto per chi arriva da tutti i Paesi Ue.
Regole viaggi in Italia e all’estero
Fino al 20 dicembre ci si potrà spostare liberamente in altre regioni e raggiungere le seconde case solo nelle zone gialle. Nelle zone arancioni e rosse gli spostamenti fuori Comune, Provincia o Regione devono essere motivati da esigenze lavorative, di studio, di salute, necessità. Sempre consentito il rientro al proprio domicilio, abitazione o residenza.null
Il giorno di Natale, di Santo Stefano e il 1° gennaio saranno limitati anche gli spostamenti all’interno dei Comuni, salvo quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, motivi di salute e situazioni di necessità (nonché rientro presso domicilio, abitazione o residenza). Non sarà consentito andare nelle seconde case se ubicate fuori Comune.
Il nuovo Dpcm disciplinerà gli spostamenti da e per l’estero dal 4 dicembre 2020. Nel Decreto saranno elencati tutti i Paesi per i quali sono previste differenti limitazioni (divieto di ingresso, tampone obbligatorio o quarantena al rientro).
Secondo quanto riporta il Corriere, a partire dal 4 dicembre e per l’intera durata del nuovo Dpcm chi torna in Italia da tutti i Paesi extra-europei dovrà fare la quarantena. Sono esclusi solo i voli Covid-free che arrivano a Fiumicino da tre aeroporti statunitensi.
Dal 10 dicembre chi torna in Italia da uno dei 27 Paesi UE deve fare il tampone prima della partenza e presentarlo all’arrivo. Se negativo, non deve fare la quarantena.
Dal 21 dicembre al 6 gennaio, invece, la quarantena al rientro in Italia sarà obbligatoria per tutti coloro che tornano dall’estero. Si potrà andare a sciare in Svizzera o in Austria, ad esempio, ma al ritorno bisognerà farsi 10 giorni di quarantena. Per evitarla, bisogna rientrare in Italia entro il 20 dicembre.
Regole e novità per chi viaggia in treno
Chi ha in programma di tornare a casa o raggiungere i parenti in un’altra regione per Natale sta già dando un’occhiata a treni e aerei.
Ricordiamo che al momento sui treni regionali è prevista la capienza del 50%, mentre non ci sono limitazioni di questo tipo su Frecce e treni a lunga percorrenza.
Anche a dicembre sarà confermato il divieto di spostarsi in tutta Italia dalle 22 alle 5 di mattina se non per motivi di lavoro, salute, necessità o altri indicati dal nuovo Dpcm, e muniti di autocertificazione. La notte di Capodanno il coprifuoco sarà esteso fino alle 7.
Chi arriva in Italia da un altro Paese deve compilare l’autodichiarazione specifica per i viaggi dall’estero e consegnarla al vettore o in aeroporto all’arrivo.
Le regole per viaggiare in treno prevedono uso obbligatorio della mascherina per tutto il tempo del viaggio (senza mascherina non si può salire sul treno) e il rispetto del distanziamento fisico. L’igiene delle mani resta prioritaria.
Dal 21 dicembre per spostarsi in treno, anche tra regioni gialle, occorrerà l’autocertificazione che fino ad ora serviva solo per gli spostamenti tra regioni rosse e arancioni. L’autocertificazione riporta i dati del cittadino e il motivo per il quale si sta viaggiando, e deve essere mostrata alle autorità che ne facciano richiesta durante il controllo.
Lei, che ha redarguito con fare arcigno chiunque non la chiamasse “la presidente”.
Lei che voleva farci credere che tutti i migranti fossero delle “risorse”.
Sì, proprio lei, Laura Boldrini, che per anni ha impartito lezioni su come combattere l’odio, ha ricevuto una lezione di buona educazione: mai mettere un figlio contro il proprio padre.
MA RIEPILOGHIAMO.
È il 25 novembre, giornata dedicata alla violenza contro le donne, quando la Boldrini scrive un post di stampo femminista, convinta che venga pubblicato nel blog che cura all’interno dell’HuffPost.
Ma la paladina del politicamente corretto commette un errore: nel suo intervento critica il direttore di Libero, Vittorio Feltri, padre di Mattia Feltri, direttore dell’Huffingtonpost.
La Boldrini si rifiuta, rende pubblica la censura e Mattia Feltri subisce la santa inquisizione del web.
L’ex presidente della Camera non si arrende e il suo pezzo vede la luce sul Manifesto. Ormai, però, la disfatta è compiuta e la Boldrini da censora dei “facili costumi” si trova dall’altra parte della barricata, quella dei censurati
Ma non è un caso isolato. D’altronde il politicamente corretto della Boldrini è quasi sempre a senso unico.
Una voce fuori dal “coro” del Covid quella del direttore dello Spallanzani Giuseppe Ippolito: “Vorrei chiedere ai media di fare una pausa di riflessione e far parlare meno di Covid-19, perché continuano a parlare persone che lo fanno senza avere cervello sufficiente o perché sono prezzolati”.
Ippolito (Spallanzani): “Troppi prezzolati in tv”
Dura la denuncia del direttore dello Spallanzani, che intervenuto a Timeline su Sky Tg 24 spara a zero su molti “esperti”: “C’è gente infatti che si fa pagare per andare in televisione, così come c’è chi si raccomanda ai giornalisti pur di andarci o gente i cui uffici stampa chiedono uno spazio tv al giornalista amico”. La conduttrice di Sky ovviamente replica alle accuse di Ippolito dicendo che ciò nella sua emittente non accade.
“Sul Covid c’è guerra di comunicazione”
Ma Ippolito non si placa. Il j’accuse del direttore dello Spallanzani è acceso: “Ciò sta trasformando quella che era l’infodemia dei primi tempi in una vera guerra di comunicazione”. E ancora, sulla pandemia di Covid, Ippolito insiste: “Stiamo creando una serie di visibilità che non sono né correlate al rigore scientifico né ad onestà intellettuale e di cui ci dobbiamo preoccupare. Abbiamo bisogno di avere un’unica voce perché se continuiamo a dare tanto spazio a notizie” non sempre coerenti e spesso destabilizzanti e secondo lui, infatti, “la gente non sa cosa deve fare. Ci vuole rispetto e responsabilità”.
Con la pubblicazione del verbale del Comitato tecnico scientifico dello scorso 17 ottobre viene a cadere l’ennesima bugia propalata dal premier Giuseppe Conte e dal suo ministro della Salute, Roberto Speranza e salta fuori l’incredibile prepotenza usata nei confronti di ristoratori e titolari di bar e pub. Contrariamente a quanto detto pubblicamente infatti non sono stati gli scienziati a proporre le chiusure serali dei locali come avrebbe poi deciso un dpcm pochi giorni dopo.
Il Cts infatti riteneva validi i protocolli in base ai quali i ristoratori avevano messo in sicurezza i locali e semmai proponeva controlli più rigidi sul rispetto delle prescrizioni fornite a maggio. Più controlli per pizzicare i furbetti, ma cena al ristorante possibile a tutti.
Ecco il testo messo a verbale quel 17 ottobre: “Per ciò che concerne il settore della ristorazione, il CTS rimarca il rigoroso rispetto e controllo delle misure già più volte indicate dal CTS ed oggetto delle norme attualmente in vigore (es. distanziamento, prevenzione degli assembramenti, obbligo nell’uso della mascherina negli esercizi commerciali e di ristorazione) con intensificazione della vigilanza e delle azioni di contrasto che devono essere rese più agevoli nella loro possibilità di adozione (es.: obbligo di affissione del numero massimo di clienti che è possibile accogliere negli esercizi). Il CTS suggerisce la coerenza della limitazione già prevista dalle raccomandazioni vigenti per i contesti domestici relativa al numero massimo di persone che possono condividere il medesimo tavolo all’interno dei locali di ristorazione”.
Quei locali dunque per gli scienziati potevano restare aperti in sicurezza. E’ stato solo il governo a decidere diversamente, mostrando l’ennesimo atto immotivato e quindi persecutorio nei confronti delle partite Iva che a loro non vanno proprio a genio.
Roma, 14 ago – Allo smodato attivismo turco nel Mediterraneo (e non solo) dovrebbe rispondere quello italiano. E invece il lassismo del nostro ministero degli Esteri rischia di farci perdere ancor più terreno in un’area del mondo per noi da sempre fondamentale da un punto di vista strategico. Così, mentre Di Maio si trastulla sui social pubblicando selfie con Scanzi, la reazione alle mire di Erdogan arriva da Macron. Certo, che la Francia sia svelta ed efficace nel ritagliarsi un ruolo di primo piano nel Mare Nostrum non è una novità. Libia, su tutti, docet. Mestamente potremmo limitarci a constatare che Parigi ha una politica estera, un’intelligence collaudata che storicamente lavora per garantire gli interessi francesi e una mentalità lungimirante. Noi no, o quantomeno tutte queste prerogative in Italia sono residuali. E anche in questo caso, purtroppo, nihil sub sole novum.
La Francia si muove
Il problema è che adesso rischiamo di mandare in fumo anche quei piccoli risultati ottenuti negli anni, da governi che pur senza grandi sussulti non avevano perso di vista i nostri obiettivi e non avevano del tutto abdicato ad ambizioni egemoniche. Dunque, dicevamo, mentre l’Italia resta immobile, la Francia corre. E lo fa rafforzando la propria presenza militare in particolare nel Mediterraneo orientale, in cui ha inviato due caccia Rafale e due navi da guerra, a tutela in apparenza soltanto degli interessi greci per i giacimenti di gas e di fatto per contrastare la Turchia. L’iniziativa non è neppure portata avanti sottotraccia, visto che è stata annunciata dal ministero della Difesa transalpino.
Tra Grecia e Turchia
Dichiarazioni seguite poi dalla telefonata tra il presidente francese Macron e il premier greco Mitsotakis. Il leader dell’Eliseo ha denunciato “le decisioni unilaterali della Turchia in materia di esplorazioni petrolifere” e ha lanciato un appello al “dialogo tra Paesi vicini e alleati in seno alla Nato”. Il plauso all’iniziativa di Parigi da parte del primo ministro greco non è tardato ad arrivare: “Emmanuel Macron è un vero amico della Grecia ma anche un ardente difensore dei valori europei e del diritto internazionale”, ha scritto Mitsotakis su Twitter. Il tutto dopo il dispiegamento da parte del governo turco di una nave da ricerca sismica (scortata tra l’altro da unità militari) nel sud-est del mare Egeo, area stracolma di gas in cui da tempo è in atto un braccio di ferro tra Ankara e Atene. Tensione oltretutto sempre più alta dopo lo scontro navale avvenuto oggi nelle acque a est di Rodi. Tutto qua? Niente affatto perché Macron, sempre in chiave anti-Erdogan, ha inviato due Mirage a Cipro e punta a vendere due fregate Bellra alla Grecia
Una partita (anche) europea
E’ in atto insomma un “grande gioco” a cavallo tra la Grecia e il Medio Oriente, dove sempre il presidente francese ha bruciato tutti garantendo massimo supporto al Libano all’indomani della drammatica esplosione avvenuta a Beirut. In ballo però c’è anche una sorta di primato europeo in una partita a due. A giocarsi lo scettro del potere sono infatti Germania e Francia. Quest’ultima al momento ha scavalcato la prima anche nelle relazioni diplomatiche con la Grecia. Un punto per Parigi dunque, ma il match non è certo concluso. Lo è forse soltanto per noi, incapaci al momento di ritagliarci anche semplicemente un ruolo di outsider. Ma vallo a spiegare a Di Maio.
Esiste un programma economico-militare di sudditanza, esattamente come avvenne ai tempi di Napoleone I che si fece eleggere Presidente della Repubblica Italiana da lui inventata.
Potremmo definirla la nuova campagna di annessione economica dell’Italia“.D’altronde è un fatto, secondo dati della società di consulenza Kpmg alla mano, che soltanto nel 2016 le acquisizioni francesi in Italia hanno riguardato ben 34 aziende medie, per un controvalore pari a 3,1 miliardi di euro. Acquisizioni che, nei casi di società più grosse, riguardano gli asset e mirano ad ottenere posizioni di controllo.
L’Italia ha sì le risorse migliori, ma un sistema decisionale farraginoso e decentrato, Parigi ha la capacità di fare branding e un sistema istituzionale più forte e strutturato.
Sin dall’inizio di questa campagna acquisti, tutte le operazioni sono state concentrate nelle mani di una élite d’oltralpe, i famosi “ufficiali di collegamento”.
Quali aziende sono finite nel carrello della spesa francese
Sono tantissime le aziende italiane finite nel “carrello della spesa francese”. Qualche esempio? Il gruppo Kering (ex PPR) ha fatto shopping di griffe come Gucci, Brioni, Pomellato e Bottega veneta, mentre il suo diretto concorrente, LVMH, di proprietà di Bernard Arnault, ha rilevato Loro Piana. Ancora, la Luxottica di Del Vecchio si è fusa con Essilor appartenente sempre allo stesso Arnault. Sul fronte delle telecomunicazione, opera da tempo Vincent Bolloré, che ha conquistato Telecom con una quota pari a circa il 25 per cento del capitale e che ha tentato di prendersi Mediaset. Nel settore dell’energia, GdF Suez ha acquisito il 23 per cento del capitale della romana Acea, e anche la grande distribuzione non è rimasta a guardare, con il marchio Carrefour che ha inglobato la catena GS, fondata da Giulio Capriotti, oltre a Parmalat, acquisita da Lactalis, ed Eridiana. Dulcis in fundo, le banche. Alla storica acquisizione della Bnl da parte di Bnp-Parisbas, hanno fatto da complemento quella di Cariparma e della Banca popolare di Friulandria alla Crédit Agricole, a cui è seguita la cessione di Groupama e Nuova Tirrena, compagnie di assicurazioni. Una menzione a parte merita poi il caso Unicredit. Ma si tratta, per l’appunto, solo di qualche esempio, citarli tutti diventerebbe lunghissimo.
Il loro obiettivo è chiaro: “Nei circoli internazionali il ragionamento geopolitico prevalente dà per acquisito che i francesi vogliono conquistare il nord dell’Italia e magari lasciare che il sud diventi una grande tendopoli per gli immigrati di tutto il mondo. Per loro sono dati quasi psicologico-esistenziali”. Ora c’è bisogno di uno sforzo di tutti per evitare che questo scenario diventi realtà.
Ha detto Raffaele Morelli, ospite in tivù, che le festività e i riti tradizionali cui siamo abituati ci aiutano a liberarci, almeno temporaneamente, delle ansie e delle paure che solitamente fanno parte della nostra vita e che in questo momento particolare la affollano.
E al netto del significato che ogni cristiano dà al Natale (durante il periodo più buio dell’anno, corrispondente al solstizio di inverno, nasce il figlio di Dio), questo periodo rappresenta per tutti noi l’apoteosi delle tradizioni e del loro culto, ritrovando sapori, memorie e gesti che ci eravamo lasciati alle spalle da circa un anno.
Il Natale è una ricorrenza, è una certezza, e come tale funge da salvagente. E la stessa funzione viene svolta in un certo qual modo anche dalle file davanti ai negozi.
I regali natalizi sono di buon auspicio
L’assurda descrizione del fenomeno dei regali fatta dai comunisti fucsia di Leu, e dalla parte più oltranzista e ideologizzata del Pd, vuol semplicemente demonizzare il famigerato consumismo e il benessere che si porta dietro. La libertà che si cela dietro gli acquisti natalizi è fatto ritenuto molto pericoloso da chi desidererebbe regolamentare minuziosamente ogni anfratto delle nostre vite, financo i beni di cui ognuno di noi può aver bisogno ed eliminando quindi la libera impresa privata. Essi non tengono conto, al contempo, dell’aspetto più sentimentale legato agli acquisti e ai regali natalizi, soprattutto e in un periodo di così marcata depressione: il regalo è segno di buon auspicio, è prova di affetto, è un ponte che ci unisce con chi non vediamo da mesi a causa dei divieti di spostamento e che finalmente possiamo rincontrare oggi (ma non abbracciare, sia mai). Questi spicchi di libertà nella gestione dei nostri affetti rappresentano ciò che da gennaio ci permetterà di sopravvivere agli arresti domiciliari causati dalla quasi certa nuova impennata dei contagi, dato che il governo si presenterà impreparato all’appello proprio come ha fatto a settembre.
Solo un governo stupido può attaccare le file davanti ai negozi
Eppoi, se non tramite la ripresa dei consumi, come pensano che l’economia italiana possa risollevarsi? La criminalizzazione delle file davanti ai negozi negli ultimi tre giorni è stupida non solo per quanto detto sin ora ma anche perché è stato il governo a permetterci di uscire nuovamente di casa per poterci recare nei negozi. C’era da aspettarselo perché è fisiologico che, dopo lunghe settimane di chiusure, quelle passeggiate nel centro delle città e quelle file di fronte alle vetrine rappresentano la boccata d’ossigeno presa da chi da molto tempo viveva in apnea. Il governo, invece, sembra mantenere il tratto autoritario o moralista che lo contraddistingue sin dal principio. Concede libertà, manco fossimo sotto lo Statuto Albertino, come se si trattasse del rapporto tra regnanti e sudditi, e successivamente a tali piccole concessioni ci bacchetta perché magari ne abbiamo approfittato un po’ troppo. Chissà quale metodo avremmo dovuto utilizzare per uscire la domenica pomeriggio a fare qualche acquisto. Chissà come ci saremmo dovuti muovere, sin da settembre, per non intasare il trasporto pubblico che si è trasformato in un focolaio ambulante. E chissà se, in effetti, non sia tutta colpa nostra, stupido popolino che non sa apprezzare le brioche che i regnanti ci stanno lanciando. Sembra che si stiano preparando il terreno per poterci dire, magari tra un mesetto: vedi, te lo avevo detto!
Il nuovo comunismo sanitario
La libertà la concedono col contagocce, non predispongono alcunché per rendere ordinate le riaperture e quando caos imperverserà di nuovo loro saranno pronti a punirci con nuove chiusure, maestrini del nuovo comunismo in versione sanitaria. Invero, lo Stato non esiste per regolamentare ogni segmento della nostra esistenza. In Svizzera, alcuni intervistati sulle piste da sci hanno dichiarato che sanno cosa fare e quanto rischio correre, senza che dalla capitale un burocrate qualsiasi gli ordini di stare o non stare chiusi in casa. Noi italiani dovremmo riscoprire il gusto della libertà e della sua difesa anche a spada tratta. Il governo, con le altre istituzioni, deve garantire un’impalcatura di norme efficaci per evitare che prevalga la legge del più forte, mentre chi ci governa ritiene veramente che il suo compito consista nell’instaurare un Grande Fratello che sorvegli e punisca. E sono tutte storie che poi finiscono male.